martedì 22 maggio 2018

Quando Berkeley, nel 1717 , passò per Benevento


E’ un covo di banditi. Gli abitanti? Che aria cattiva. Berkeley passò per Benevento e ne restò colpito…
Il 17 maggio 1717, di buon mattino, lui e il suo allievo, il figlio del vescovo di Clogher, visitarono la  città tra i due fiumi: “Conta 10mila abitanti, 12 sbirri e 12 soldati della guarnigione papale –  scrisse -. L’arcivescovo è il cardinale Orsini. Ha una buona fama”.
 La carrozza trainata dai cavalli entrò a Benevento alle dieci di sera. Era il 16 maggio 1717. I passeggeri avevano attraversato Arpaia, lungo una strada ricoperta di ghiaia. Poi Montesarchio, descritto come un “borgo affascinante situato alla base di una grande roccia conica, in cima alla quale c’è un castello”. Faceva freddo quella sera. I due viaggiatori andarono a dormire. Dove, non è dato sapere.
Uno era un filosofo irlandese, il cui nome ancora oggi è conosciuto in tutto il mondo. Si chiamava George Berkeley e aveva 32 anni. Stava accompagnando in un lungo viaggio in Italia il figlio del vescovo di Clogher, George Ashe, un rampollo che, come tanti anglosassoni, seguiva la moda di visitare il Bel Paese in interminabili tour che duravano anni. Berkeley era una specie di precettore colto che gli illustrava luoghi, monumenti e paesaggi italici, raccontando la storia di quei posti. Poi prendeva appunti e scriveva
lettere ai suoi amici in Inghilterra.
Il 17 maggio, di buon mattino, lui e il suo allievo visitarono Benevento. “Conta 10 mila abitanti, 12 sbirri e 12 soldati della guarnigione papale”, scrisse, “L’arcivescovo è il cardinale Orsini. Ha una buona fama”. Pierfrancesco Vincenzo Maria Orsini sarebbe divenuto papa sette anni più tardi la visita di Berkeley che a sua volta, tempo dopo, sarebbe stato nominato vescovo anglicano di Cloyne in Irlanda.
Non si sa se i due si incontrarono. Berkeley descrisse la cappella personale di Orsini: “Qui c’è un dipinto del miracolo di san Filippo Neri che lo ha salvato durante un terremoto. Il palazzo è molto signorile; la sala d’attesa è tutta addobbata con gli stemmi degli arcivescovi. Nella sua diocesi ci sono 91.985 laici e 1.405 ecclesiastici”. Il filosofo irlandese ed Ashe visitarono La Porta Aurea - l’arco di Traiano- (“è bellissimo”). Passarono davanti al duomo e trovarono la cattedrale in buono stato e ben tenuta.
Poi, le note dolenti e i nostri antenati non fecero una di quelle che possiamo definire bella figura. “Questa città è  un covo di banditi. Gli abitanti hanno un’aria cattiva. Credo che sia stato assassinato un locandiere”. Alle 5 della sera la piccola carovana si rimise in marcia verso la puglia. Berkeley vide “dolci pendii e vallate; il paesaggio piacevole, vario, fertile, mi ricorda quello inglese”.
Verso le sette arrivò a Terranova, sopra San Giorgio del Sannio. “Un simpatico villaggio su uno dei colli a destra, poche pecore, asini e  buoi”. L’ultima tappa prima di lasciare il Sannio fu il palazzo del marchese di San Giorgio.
Tornato in patria, Berkeley decise di ripartire perché voleva fondare un’università alle Bermuda. Attese i fondi che gli erano stati promessi per tre anni a Rhode Island. Gettò la spugna e tornò in Irlanda. Divenne il filosofo dell’immaterialità con il suo principio “esse est percipi”. L’università e la cittadina di Berkeley, in California, oggi portano il suo nome. Gli abitanti resero famoso il suo nome nel mondo perché lo vollero ricordare per sempre per  la sua opera dal titolo  “Il cammino dell’Impero prende la via dell’Occidente”.